lunedì 2 luglio 2012

SPESA AL SUPERMERCATO: ALCUNE OSSERVAZIONI

La lista: al supermercato diventa necessaria, non si va senza il foglietto di “cosa manca in casa”, appeso con la calamita al frigorifero e compilato metodicamente mano a mano che le cose finiscono.
Mentre ad andare per negozi la lista è quasi inutile: se devo andare dal fornaio so che devo comprare il pane, se mi devo fermare dal macellaio non ho bisogno di scrivere nella lista: carne.
Io detesto le calamite sul frigo e la lista la compilo all’ultimo momento, prima di uscire di casa, alla rinfusa tipo: latte, zucchine, shampoo, pulipavimenti, pesche, yogurt e così via. Questo mi costringe a scorrazzare su e giù per le corsie, su e giù dalla scala mobile e talvolta ripasso dal via anche tre volte. Succede molto spesso che dimentichi la lista sul tavolo di casa, dopo aver infilato in borsa le chiavi..

La disposizione della merce lungo l’ipotetico percorso del consumatore dall’ingresso fino alle casse. È studiata nei  minimi particolari, per invogliare all’acquisto, non certo per facilitarti nella spesa, almeno credo. Ma una cosa mi lascia perplessa: frutta e verdura sono i primi che si incontrano dopo essersi muniti di carrello, per cui mi trovo costretta a adagiare il boccione della varechina o il sacco della pappa del cane (posti al termine del percorso), sulle pesche noci e sui pomodori maturi per non dover svuotare  il carrello a fine corsa.  Il senso mi sfugge.

L’altezza degli scaffali: esagerata per quella fetta di popolazione che come me raggiunge a stento il metro e mezzo. E poi si da il caso che i prodotti che mi interessano stanno sempre in cima e mi tocca chiedere a qualcuno che passa per di lì “scusi mi potrebbe prendere quello shampoo, sa io non ci arrivo”. Meno male che gli assorbenti stanno ai ripiani più bassi..

La musica che si diffonde dagli altoparlanti. Fine ultimo: rilassare il cliente e distrarlo fino a fargli comprare anche l’inutile. Spesso passano Bittersweet symphony, dei Verve, sarà l’effetto “benefico” degli archi a predisporre il consumatore all’acquisto compulsivo.. Perfetto, se non fosse per le continue comunicazioni di servizio che interrompono la melodia:
-Stornooo alla cassa cinquueeee-
Oppure
-Un addetto è desiderato al reparto latticiniii con la massima urgenzaaaa-
Con quella intonazione unica e distintiva da supermercato: una sorta di nenia recitata con una inflessione che stride, tanto è artefatta. Chissà perché non effettuano le comunicazioni di servizio con la normale cadenza della lingua italiana.
Se qualcuno al ristorante mi parlasse in DDD (dialetto da discount) e mi chiedesse con quel tono cantilenato: “è pregata di portarmi il formaggioooo” lo prenderei per matto.
E forse al supermercato/manicomio diventiamo un po’ tutti svitati e fuori di testa. Ci vorrebbe una nuova Legge Basaglia..

1 commento:

  1. :-Dialetto da discount non è male (per discount si intende anche Iper..(?)). Anche i supermercati cambiano con le persone il sistema la società ..e non sempre in meglio...

    az

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