giovedì 14 maggio 2026

A cena con le amiche. Qualche anno dopo

 


Il tempo passa, le amicizie belle per fortuna restano.

Ho scritto molto delle serate con le amiche e sì, sono sempre loro, ma qualche anno dopo. Praticamente il tempo che ci è voluto per fissare una data che andasse bene a tutte.

Ora che siamo qui, ricordiamo gli anni e le situazioni buffe in cui ci siamo trovate, quello che ci faceva ridere, per cosa ci saremmo strappate i capelli o le mutande, a seconda della situazione. E non posso fare a meno di notare il nostro cambiamento.

Ma cominciamo dall'inizio. Mi preparo per tempo e scendo in città. Parcheggio come al solito a distanza di sicurezza dal centro, dai viali, dal caos primordiale che regna a Firenze e poi mi sposto con la mia bici, ne ho una di quelle pieghevoli che si tengono nel bagagliaio. Indosso una gonna lunga plissé, per coprire quelle ciccette che sono sopraggiunte nell'ultimo anno, che non si sono accumulate in quarant'anni di onorati eccessi, ma soltanto ora, che bevo meno e mangio ad orari regolari. E mi muovo in bici. 

Bastano solo due  pedalate e la ruota non gira più e per poco non vado in terra. Barcollo ma evito la caduta. Che diamine succede? La gonna svolazzante si è incastrata nella catena e sono un tutt'uno con la bici, l'orlo a piega doppia è solidale con le corone dentate del cambio. Se faccio un passo o mi cala la gonna o la strappo. "Calma Sabri, respira e bestemmia". 

Opto per uno strappo alla gonna anziché rimanere in braghe all'aria, voi cosa avreste scelto?

Arrivo all'appuntamento un po' in ritardo, come al solito del resto. All'epoca mi avevano soprannominata la ri-tardona proprio per questo, e se un tempo era aggettivo prematuro, oggi mi si addice alla perfezione. 

"Dai Sabri veloce facciamoci un selfie finché siamo ancora in grado!" - dice l'Aurora, ma alla nostra età ha più l'aria di uno scatto di anzianità.  

Ci sediamo, e il cameriere ci lascia dei menù molto carini e colorati che si aprono a fisarmonica. La Sandra con le braccia avvicina e allontana il menu aperto: "Sandra tutto bene?"

"Si si, è che con le lenti non ci vedo nulla.."

"ah utili!" - risponde la Marta che da tre ore rovista nella borsa per trovare l'altro paio di occhiali.

"Si ma c'ho l'aiutino" - risponde vispa- e accende la torcia del cellulare per fare luce sulla lista dei cocktail scritti in minuscolo minore. A me non va certo meglio, strizzo gli occhi per mettere a fuoco e mi saranno venuti 6438 microictus nel cercare di decifrare gli ingredienti del Semel Fusion.

La Marta ordina un cocktail analcolico arrecando sgomento e disappunto all'intero tavolo. E' appena rientrata da un viaggio di lavoro, molto proficuo, ma che ha messo a dura prova il suo intestino. Da una settimana di successo a una sul cesso è un attimo.

Secondo me al secondo giro rinsavisce e va di Martini. Oggi festeggiamo non solo la nostra réunion e la carriera di successo della Marta, ma anche che la Sandra è tornata con il suo ex dopo un lungo periodo di pausa. E' felice, sembra che ci volesse uno stop per chiarirsi e capire l'amore, dove e come. 

Hanno iniziato a rivedersi già intorno a Natale scorso e lui si era presentato con una bellissima stella di Natale, che incredibilmente, ci dice la Sandra, è sempre viva e lotta tra noi. "Ma voi sapete come si trattano queste piante?" 

Il silenzio cala. L'unica cosa su cui tutte conveniamo è che sono programmate per morire il giorno dopo  la Befana, quindi una stella viva a maggio è praticamente roba da guinness.

Sandra ha letto on line che vogliono la luce e quindi la mattina la sposta in salotto e la sera la trasloca in cucina. Tutti i giorni. Non le ho chiesto se la routine vale anche nei giorni di pioggia.  "Eh mi ci sono affezionata...alla stella intendo", prevenendo i nostri sfottò garantiti.

"E' perché non combinate, sennò col cavolo che tu staresti dietro alla stella" è il commento secco della Marta che rincara: "Ora che ci penso nessun uomo mi ha mai regalato una stella di Natale. Mi ritengo fortunata a questo punto. Sennò lo sai che lavoro, mettila qui, mettila là.."

Il ragionamento non fa una piega. "Ma scusa e le vostre notti turbolente che fine hanno fatto? E quei completini di pizzo che ti regalava non li metti più?" 

"Hanno fatto un upgrade, ora le regala i calzettoni autoreggenti da sfoggiare con le ciabatte ortopediche", mi scappa la battuta pensando ai tacchi che non indosso da tempo immemore.

Ridiamo di cuore, noi, le amiche che il venerdì si spaccava il mondo e ora nel fine settimana gli unici programmi che abbiamo in mente sono quelli della lavatrice!

Siamo belle, siamo sfatte dal lavoro, siamo stanche, ma siamo sempre noi, consapevoli della nostra sorellanza anche senza dirci Ehy Sista. Consapevoli che nella vita ci sono giorni difficili e giorni facili.

"Ma la maggior parte sono giorni difficili" se la ride l'Aurora. Per questo esiste il gin.

Ma oggi no. Oggi è un giorno bellissimo e siamo solo al primo Martini. Al secondo sarà ancora meglio.







sabato 21 marzo 2026

Breve storia triste durata il tempo di due ostriche



Le ostriche sono andate, boia che fatica.

Io detesto le ostriche. Ma questo non è socialmente accettato.

“Ma come non mangi le ostriche?”

“Ma stai scherzando vero?”

“Ma sono il top del crudo!” 

Vai a spiegargli che non simpatizzo neanche tanto col pesce crudo. Provo timidamente a accennare che non sono proprio il mio piatto preferito, adduco anche motivazioni specifiche oltre al gusto, tipo un vago affetto per loro, poiché le ho allevate per anni nei miei progetti di ricerca all’università, quindi le ho viste piccole, sai com’è, minuscoli bivalvi crescono. Parole che non sortiscono effetto alcuno. Un po’ come la storia del non mangio coniglio perché ne ho uno nella gabbietta a soffrire da solo. Soffre meno se te lo magni..

“Dai allora prendine un paio sole, il resto lo mangio io” dice lui tutto tronfio e convinto di essere figo a ordinare il plateau di ostriche sul ghiaccio

“Mi sa che non ci siamo capiti”, è la mia risposta educata che sostituisce un più veritiero “allora sei scemo o ci fai?” e ordino delle acciughe marinate.

Dopo che il cameriere ci ha servito lui depone nel mio piatto due ostriche. Ma lo fa in buona fede, vuole condividere con me ciò che ritiene una prelibatezza. È scemo ma generoso.

Odio fare la schizzinosa a tavola e accetto mio malgrado. E mi ritrovo davanti due bestie di cui non ricordo la varietà. Io le guardo con circospezione e loro mi guardano pure peggio. Prendo la prima, sospirone, apro la bocca succhio e ingoio.  Di fretta cercando di pensare a una cosa bellissima tipo lo spaghettino alle arselle che si mangia il tizio del tavolo accanto. E la prima è andata; ma ne resta ancora un’altra. Lui invece è contento se le gusta soddisfatto senza neanche immaginare il mio conflitto interiore, silenzioso e vomitevole.

Non ci può essere una storia d’amore con una persona che ha dei gusti totalmente incompatibili con i tuoi, ora ne ho la certezza. Mi ci sono volute ben due ostriche e un babbeo per capirlo!

"Vedi che poi ti piacciono? Lo sapevo.." strizza l'occhio con aria sorniona che mi fa scattare l'odio ovarico, ma non gli darò la soddisfazione di mettermi in crisi, quindi decido di affrontare anche la seconda ostrica.

E inizio la mia recita. Prendo l’altra ostrica con la mano e alzo anche il mignolo con fare lezioso, guardo lui, sfodero un mega sorriso sociale (si legga falso) e succhio pure la seconda bestia. Un sorso di Mar Morto scende nella gola, ingoio quell’acqua salata ripugnante, ma lei no, l’ostrica resta in bocca. Con la lingua la sposto da una parte della bocca e la tengo lì. Bevo un sorso di vino per rafforzare la pantomima e non appena il suo sguardo mira altrove, faccio per pulirmi la bocca e taaac sputo l’ostrica nel tovagliolo. Come farebbe un bambino che sputa il boccone che non gli piace. E finalmente mi dedico alle mie acciughe e mi guardo bene dal condividerle con lui.  Non condividerò nient'altro che la prossima mezz'ora con lui. Quel che basta per finire il pasto.

Epilogo

Le ostriche si mangiano sempre in numero dispari. Mi dicono le amiche. Quindi ne bastava una, fottiti.

Le amiche aggiungono anche che neppure io gli sono piaciuta e me l'ha detto con le ostriche. "Sabri pensa se te lo diceva con le cozze!!". Ognuno ha le amiche che si merita.


mercoledì 11 marzo 2026

Goffi tentativi di seduzione


Da dietro il bancone li osservo. Osservare le persone fa parte del mio lavoro, nella ricerca dell'approccio migliore col cliente a tavola, ma a volte lo ammetto, la mia osservazione travalica le ragioni professionali e sfocia in pura ficcanaseria. Come in questo caso. 

Lui ha prenotato un tavolo per due ed è arrivato da solo con una decina di minuti di anticipo. Jeans Armani, maglioncino celeste di Ralph Lauren, scarpette sportive. Ha tutto tranne il fisico. Non è brutto, ma ha più fascino un aspirapolvere.  Non ha ordinato nulla nell'attesa dell'altra persona, e ha finto una calma che trasudava ansia da ogni centimetro dei costosi capi indossati. Il classico primo appuntamento. Lei è arrivata e mannaggia a me mi sono persa il primo saluto, stavo servendo un altro tavolo. Comunque adesso sono seduti da un po' e stanno mangiando e io li osservo da dietro in modo abbastanza indiscreto. 

Hanno scelto (lui) del vino bianco, dopo qualche teatrino di lui, che lo voleva minerale ma non troppo, per cui rifiuta la mia prima proposta e accetta con qualche riserva la seconda, una malvasia di Lipari, abbastanza sapida e piuttosto ricca al naso. Mangiano alla moviola e bevono alla velocità di un bradipo zoppo, forse perché lui non smette di parlare un secondo. E gesticola a dismisura, il cliché dell'italiano che parla con le mani, si sbraccia in gesti che pare sia a tavola con una sordomuta.

Ce la mette tutta, si adopra a manetta per fare colpo sulla bionda inglese, che a differenza di lui è semi imbalsamata nella solita posizione da quasi un'ora con la giacca sfilata e appoggiata sulle spalle e una passata di raso blu a tenerle indietro i capelli lisci.

Ma il destino a volte si accanisce sui più fragili. Accanto a loro è seduta una famigliola sudamericana con un infante che ha scoperto le gioie del secchiello del ghiaccio in cui alberga la bottiglia che i genitori hanno ordinato. Il pupo non da tregua, il primo schizzo di acqua e ghiaccio l'ha gasato a dismisura e ora muove la glacette con entrambe le mani, creando onde da tsunami che escono dal secchiello, mentre schiamazza felice. Come se non bastasse all'altro lato del tavolo si sono sedute due francesi ed entrambe stanno fumando. L'uomo che voleva rimorchiare la bionda è praticamente circondato da insidie.

Lui si affanna a creare la sua safe zone, finge che nulla accada intorno a lui, lui e lei sono come in una bolla, immuni al fumo passivo. Basta crederci. Neppure il secchiello del ghiaccio rovesciato dal bambino indemoniato lo scalfisce, neanche si gira a vedere l'onda anomala provocata sul pavimento del dehor; lui ha alzato il suo MOSE anti cubetti di ghiaccio che cadono come missili balistici vicino ai suoi piedi. Lui è nella sua bolla ed ha una missione: far colpo sulla bionda.

Dietro il banco impazza il totoscommesse col mio collega: ce la farà?

Non ce la farà. Entrambi lo diamo perdente. 

La famigliola se ne va e la situazione si fa più tranquilla, ma lui ormai è lanciato nella sua mimica. Vedo che con le mani accenna verso il basso, poi inclina le mani a sinistra e poi le punta come per andare dritto. Penso che gli stia spiegando la strada per andare in bagno e rido. Ma lei si alza, entra nel locale e si dirige verso la toilette... ahahahaha quanto sono prevedibili gli uomini!

Lui nel frattempo salda il conto e poi se ne vanno. Non mano nella mano e neanche a braccetto; camminano di fianco verso il fondo della strada. Forse una volta raggiunto l'angolo prenderanno due direzioni diverse. O forse no. Sarebbe la rivincita della goffaggine, in barba a me e il mio collega e le nostre sciocche scommesse.