lunedì 25 gennaio 2016

MISS PROSECCO DI MERLOT


Non ho ancora bevuto cose che voi umani.., ma avrei tanto voluto. Solo per far dispetto a tutti i mister Iknowmywine del caso, per i quali la supponenza a volte uccide ogni curiosità o sense of humor. 
Se nella carta dei vini compare un prosecco rosé, per me non c'è altra possibilità che ordinarlo: io non l'ho mai bevuto prima d'ora un rosato da uve glera. Le frontiere della scienza sono in continua evoluzione, vai a saper tu cosa può scappare.
Mister Iknowmywine, che non se ne perde una incalza "certo hai scelto una vera rarità. Per farlo venire rosa occorre una macerazione sulle bucce d'un par d'anni, a volte anche tre. Mai assaggiato il chiaretto d'Asolo? "
"L'ignoranza mi ha portato a credere che da un'uva bianca si potesse ottenere solo del vino bianco o al massimo orange" rispondo candidamente, "del resto credevo anche che non esistesse formaggio senza latte fresco.."
"ma ci deve essere almeno una piccola percentuale di verdiso e bianchetta, sennò il rosa non viene bene" aggiunge
Si vede che non condivide affatto la mia scelta, visto come mi sfotte. E pertanto io ordino quello che a tutti gli effetti è il primo Noir de blanc della mia vita 
E lui "perché non te lo fai pure sciabolare?" e mi sbadiglia in faccia
Dopo che gli ho piantato un tacco nella caviglia da sotto il tavolo, che gli fa virare il viso a un rosso rubino che neanche un lagrein, tiene a precisare che sbadiglia dalla fame.
L'uomo affamato è anche un uomo arrabbiato, secondo il proverbio, se in più ci metti il prosecco cerasuolo qui si finisce a manate.
La bollicina rosè arriva, ma con mio rammarico si tratta di un blend di merlot e pinot nero.
"ehi miss prosecco di merlot, pare che hai preso una cantonata", ride
"se smetti di essere curioso sei bello che morto" gli rispondo secca.
Ora io me la sono cavata con la citazione, però colleghi ristoratori, cerchiamo di non rendere le nostre carte dei vini dei libriccini fantasy, con vitigni crossdressed e vini al limite del paranormale. Non è detto che Al Pacino abbia una frase per ogni castroneria che infiliamo in lista.

martedì 19 gennaio 2016

SOPRASSATA E CRUCIVERBA

Proseguono  le pillole da IN DUE E’ MEGLIO..


“Soprassata con una P e due S vero?”
ecco una domanda da Settimana Enigmistica, pensa Clara,”Franz stai facendo le parole crociate?”
“si quelle a schema libero”, una delle poche cose in cui sono ancora libero, pensa Franz
“si LA soprassata, sostantivo femminile, una P e due S ”
“Clara secondo te la soprassata è femminile perché è un salume da donne?”
“ma no, troppo aglio nella concia, quel grasso che trasuda dalla fetta e poi quelle cotenne, le orecchie, roba che inorridisce i palati assuefatti allo yogurt al bifidus, per carità!”
“eppure secondo me la soprassata è molto femminile perchè è rotonda, grassa e morbida, legata in un corpetto stretto di juta, che le mette in evidenza le curve”.
“curve?-Clara sembra seccata- “ addosso a me le chiameresti rotoli di ciccia sul girovita o maniglioni antipanico”
“dai tesoro sono piccolezze” risponde Franz poco convinto
“e poi non capisco perché un salume così grezzo sia coniugato al femminile, in ogni dialetto: la coppa di testa, la soppressa..”
“tanto per cominciare, adorata moglie, la soppressa è un'altra cosa, poi se la coniughi al maschile, il soppresso suonerebbe molto lugubre” Franz adora correggere la moglie quando dice strafalcioni, è il suo modo di dirle ti amo anche se spari castronerie
Clara osserva il marito seduto alla scrivania, concentrato a incasellare parole in una griglia bianca. Ha sempre pensato che Franz avrebbe dovuto fare lo scrittore e lai al suo fianco nei circoli letterari della città. E forse pure lei si sarebbe appassionata ai grandi scrittori, abbandonando definitivamente i romanzi di Fabio Volo. Poi le viene da pensare alla soprassata sposa di un carciofo affettato fine, un po’ scorza di limone e prezzemolo, ma anche compagna di un fagiolo zolfino tiepido o a guarnizione di un risotto ai porri. D’un tratto non è più tanto convinta della sua teoria sul salume grezzo e per stomaci forti.
“Franz, amore, ma quale era la domanda del cruciverba?”
“dittongo.”
Si guardano e scoppiano a ridere complici.

lunedì 18 gennaio 2016

LE ULTIME DAL RISTORANTE



Da quando il Maccherone ha chiuso i battenti, questo diario di ristoratrice soffre.
A volte temo persino che potrei chiuderla la mia eccekitchen in rosa, i cui ignari protagonisti sono da sempre stati i clienti della trattoria sull'ebbro colle. Solo che adesso non lo sono più e già mi mancano.
Per fortuna ho ancora una serie di perle che costoro mi han lasciato negli ultimi giorni di lavoro, così densi, così belli, vissuti senza dormire e alla fine senza fiato.

E' la settimana che precede il Natale, ci sono talmente tante richieste di prenotazione che decidiamo di aprire anche a pranzo nel tentativo di accontentare tutti.
I signori hanno prenotato un tavolo per 8, hanno talmente insistito per trovare un posto che hanno rinunciato a venire a cena, ripiegando sul pranzo infrasettimanale, perché naturalmente il fine settimana era già completo da mo'.
Mi avvicino al tavolo per lasciare il menu e chiedere se vogliono dell'acqua, ma tutto tace.  Decido di non insistere e aspettare qualche minuto, e mi metto a osservarli dall'angolo della sala per capire il momento in cui presentarmi di nuovo al tavolo.
Nessuno di loro parla, come se tutti fossero affetti da mutismo. Hanno volti seri che non lasciano trapelare alcun sorriso. Non so, magari hanno dei problemi o forse sono in lutto, per carità, però la prima impressione che ho è del tipo: sai che palle andare al ristorante con l'aria da funerale, soprattutto quando hai insistito oltremodo per trovare un tavolo disponibile. Ma che ci vai a fare fuori se non ti vuoi divertire? Neanche l'idea di scofanarti il sugo all'anatra ti mette di buon umore?
Sembrano imbalsamati, un museo delle cere anche al Maccherone, solo che gli ho preparato il tavolo vicino alla stufa, speriamo che non si sciolgano. Anzi speriamo di si, che almeno la situazione prende vita, i commensali aprono le bocche e sembra finalmente di stare al ristorante.
Ritorno al tavolo e timidamente chiedo "desiderate ordinare?" Ho interrotto il loro silenzio, le loro teste si alzano e mi piovono addosso sguardi stralunati, come se avessi chiesto loro di che colore era il cavallo bianco di Napoleone.
Si consultano tra se sottovoce, mettendosi la mano davanti alla bocca per non farsi sentire, come volessero nascondermi un segreto.
"Ma no tranquilli se non me lo volete dire cosa volete ordinare, fate pure, io passavo di qua, mica dovete riferirli alla cameriera i piatti che avete scelto.."

Fico davvero un ristorante in cui i clienti nascondono alla cucina cosa vogliono ordinare, Inauguriamo un nuovo concetto di ristorazione basato sulla cabala napoletana: a ogni smorfia del cliente corrisponde un numero di pietanza. E' il cameriere a dare i numeri alla cucina, a seconda delle smorfie e smancerie dei clienti (a dire il vero questo succede già da anni al Maccherone, ma il cameriere dà i numeri e basta). Alla fine del pranzo, con tutti quei numeri si potrebbe anche procedere con un'estrazione. Ma chi vince?
Chi fugge o chi resta?


venerdì 15 gennaio 2016

IN DUE E' MEGLIO

La rubrica in due e' meglio, che compariva su qualitamagazine, adesso si sposta su questo blog.
Franz e Clara sono i protagonisti e sono marito e moglie.
Verrebbe da chiedersi cosa ci faccia lei mondana e distratta, da sempre fintamente a dieta, a vivere con Franz, riservato e con il pallino del cibo ricercato.
E viene anche da chiedersi come faccia lui, solitario, amante dei cruciverba  e delle varie declinazioni del nebbiolo a sopportare gli isterismi di Clara e le sue divagazioni su extension e romanzi rosa.
E infatti sono sempre a tu per tu, soprattutto a tavola, perché è lì che si incontrano e si parlano. Ed è con la forchetta alla mano che si capiscono intimamente, complici come fossero svestiti e distesi.
Ecco un breve racconto tratto dalla rubrica


L'IMPORTANZA DI UN RITO

“Clara che hai?”
“Hai visto la torta? E’ rettangolare!”
“Beh e allora?”
“Non potrà esserci l’alzata se la torta è rettangolare”
“E’ grave?”
“Franz tu proprio non capisci, questo è un matrimonio, ci vogliono le torte millefoglie rotonde, ma dove vivi?”
Cara Clara ti vivo accanto da più di 25 anni, se mai te ne fossi accorta, questo vorrebbe risponderle, ma non ora, non oggi che festeggiano il loro venticinquesimo anniversario di matrimonio.
“Senti Clara ma le fragole cosa ci stanno a fare in questo torta classica da matrimonio?”
Clara l’ha voluta con crema chantilly e fragole, ingrediente di stagione che le ricorda la coppa di fragole al moscato del suo matrimonio.

Clara non immagina la pena del pasticcere davanti alla millefoglie farcita con le fragole, l’alone rosa che investirà la chantilly e la sfoglia ammorbidita dall’umidità della frutta. E la lungimiranza  del pasticcere, uomo di mestiere, nel farla rettangolare per limitare al minimo il danno del taglio, grazie a fette quadrate. La lama che affonda nei delicati strati, che incontra la fragola elemento intruso e schiaccia la sfoglia facendo uscire la crema. E lei la vuole rotonda, ignara del disastro nel tagliare fette triangolari
“E dai tesoro la torta è perfetta ci sono i confetti e anche quelle orribili statuette con gli sposini, rilassati!” Franz cerca di assecondare la moglie, ma in realtà quello più teso è lui nell’attesa dell’ennesimo grido “viva gli sposi!”, seguito da applauso e dal coro “bacio, bacio!”. Lui detesta queste cose e avrebbe desiderato una cerimonia con rito abbreviato. Molto abbreviato. Un tavolo per due, una passeggiata lungo l’Arno e a seguire qualche effusione revival di tempi andati.
Ma l’amore può essere anche un pranzo lungo un giorno e una torta millefoglie di qualunque forma, questo si ripete a mente Franz, cercando di essere assai diplomatico.
Che in fondo in gergo tecnico sono più o meno la stessa cosa.

mercoledì 13 gennaio 2016

RUN BABY RUN

"vai sono tutta orecchi". Sono pronta per ascoltarla.
La Marta attacca il racconto e comincia dall'inizio: "altrimenti non capisci", dice lei.
Mi ci vorrà più di un Renato Keber per arrivare in fondo.


"Sabri ma mi stai ascoltando?"

"certo come no, perchè?"
"non fai che aggeggiare con quel bicchiere, sembri affetta da un disturbo ossessivo compulsivo che ti porta a tuffare il naso nel bicchiere in continuazione"
"ma quale disturbo, si chiama ansia da sentore e affligge molti dei diplomati in sommellerie. Ad esempio lo senti come è pieno, ricco e importante questo profumo? però c ho il vuoto, non riesco a decifrare altro e sto in paranoia"
"si si in effetti è proprio un buon profumo, e questo non basta? cosa altro si deve aggiungere secondo voi diplomati?"
e con la sua semplicità mi cheta. Stai a vedere che alla fine c'ha ragione lei.
"Si però così mi fai perdere il filo- e riprende il discorso- dunque dicevo che lui non è affatto male, passiamo la serata a parlare e a ridere e io già mi faccio il film sul dopocena"
E i film della Marta di solito sono film psichedelici e intrisi di fallucinazioni. Insomma quello della Marta non è proprio il genere alla Ken Loach, ma è molto autentico comunque.
Poi per farvela breve, lui e lei si avviano alla macchina, salgono, continuano le confessioni, i pucci pucci bau bau, lei dice a lui: -sai non riesco a dormire bene la notte, forse sono tesa-
e lui a lei: -devi scaricare piccola-
e lei con il battito cardiaco all'impazzata sfodera lo sguardo di lince e si butta: -e come posso scaricare? conosci un modo?-
e lui freddo e composto: -fatti una corsa-

Mi scappa una risata fragorosa, la scena mi si delinea in testa e mi escono le lacrime dal ridere "e mentre tu te ne vai a correre lui potrebbe andare a farsi un giro a quel paese, quello in fondo a destra hai presente? E tu cosa gli hai risposto?"
"Ahahah! Sabri non ci crederai, non ho battuto ciglio, ho tolto le chiavi dal cruscotto, ho schiacciato la sicura agli sportelli e ho continuato a guardarlo dritto in viso: -ora si fa come dico io-"
"ommadonna, la bambolina barracuda!! ti mancava solo la pistola.." rido incredula 
"in effetti mi sembrava un po' teso"
"eh ci credo in macchina con la psicopatica"
"poi mi sono allungata sopra di lui fino a raggiungere lo sportello. L'ho aperto e l'ho invitato a cominciare a correre. Inizia tu che ti seguo"
dice che non ha corso ma che se n'è andato di passo svelto senza voltarsi.

Scolo l'Extreme nel bicchiere, ho bisogno di bere ora. Niente più naso a cercare sfumature odorose, ma solo sorsi ripetuti e veloci, solo sete di dimenticare quanto appena udito.
Dodici gradi di bellezza mi scivolano giù spensierati, ancora freschi, ma per stasera temo siano troppo pochi.

giovedì 24 dicembre 2015

A CASA MIA NON E' NATALE SE (REMIX)

Ripubblico questo post perchè mi sa che sarà l'ultimo Natale così.
Auguri a tutti!

Un remix del post dello scorso anno tanto il Natale è sempre lo stesso da che io ho memoria. Ecco la mia tavola per la cena del 25, perché a pranzo sono al fronte, tra bombe-bambino che esplodono urlanti ogni minuto perché vogliono scartare il regalo prima della fine del pranzo. Il servizio è uno slalom su un terreno minato, nello sforzo di non calpestare le cataste di regali e balocchi sparsi per terra. Poi la sera finalmente festa col parentado a casa mia. E via a ripreparare una tavola..
Dunque dicevo che a casa mia non è Natale se sulla tavola imbandita per la cena non ci sono nell’ordine:
  • l’insalata russa, la soviet salad come la chiamiamo in famiglia, colei che rende dignità alle carote e alle patate lesse, grazie all’oscena sensualità di una maionese ben fatta. E non sottovalutate la capacità liberatoria di frustare la maionese, quale spurgo da stress prefestività..
  •  i tortellini in brodo, che ormai per il terzo anno consecutivo son diventati dei cappelletti all’uso di Romagna (7° ricetta nel libro dell’Artusi) in brodo di cappone, perché come raccomandava il gastronomo “questa minestra per rendersi più grata al gusto richiede il brodo di cappone, quel rimminchionito animale che per sua bontà si offre nella solennità di Natale in olocausto agli uomini”. E non fissatevi sulla fatica di realizzare cappelletti grandi come una mentina o poco più: le dimensioni sono decisive per il risultato finale. Ma c’è di più, e quel di più è per colpa del buon Paolo Teverini. Avete presente quel bel grasso che affiora dal brodo di cappone? Ok toglietelo e mantecateci i cappelletti cotti al dente nel brodo, che poi servirete a parte in tazza. E io l’ho fatto, l’ho fatto per due volte.. Teverini non t’avessi mai incontrato! La ricetta è complessa e un tantino opulenta, ma è perfetta nel suo insieme, e una ricetta perfetta non si cambia. Tenetelo a mente.
  • i piselli surgelati cotti con la "carne secca": da sempre ci son stati nei Natale di cui conservo memoria e mia nonna  si raccomandava  che fossero i pisellini primavera, e non quei piselli novelli cicciuti, a detta di lei troppo dolci.. A detta mia questo è l’unico caso in cui son da preferire i pisellini ai piselli..
  • le confezioni di polistirolo con i datteri allineati e la forchettina di plastica bianca a forma di ballerina. Quando andai in Tunisia per studiare le tecniche irrigue in condizioni di aridità, grazie alla mia utile laurea, ho cercato disperatamente le signorine/ballerine con la gonna in paglia, ma ho trovato solo uomini in jeans che giravano per le piantagioni di datteri col motorino. Babbo Natale non è il solo che non esiste..

venerdì 18 dicembre 2015

APPETITI ESTREMI VA A RUBA!



E' proprio il caso di dirlo appetiti estremi va a ruba. Letteralmente.
Il primo librino che hanno rubato è stato quello dell'amica Claudia. Lei diretta verso nord per sbevazzate di lavoro, se lo leggeva sul freccia rossa, ridendo di gusto al pensiero della Somigli e della Pianigiani tutte pepe e peposo.
Poi si alza per bere un caffé. Il librino resta sul seggiolino, ma per poco. Sparito. Puff. Estrema tristezza, c'era pure la dedica. 
Molto male. N O N S I F A.

Seguono poi i librini trafugati al Maccherone, dove facevano bella mostra di se sul ripiano di una vetrina. E' andata più o meno così:
"si ciao ma dai che brava hai scritto un libro..bene ..bello..ciao"
poi un altro "ehi guarda hai pure scritto un libro, congratulazioni ecc ecc"
e infine altri ancora: "vieni a vedere, sabrina ha scritto un libro ecc ecc"

Ehi mancano dei libri, Ragazzi li avete venduti voi?
No noi no!
Regalati?
Nemmeno
ok fregati. Il danno e le beffa.
M AL I S S I M O. N O N S T A B E N E

Capisco, il titolo e la copertina sono talmente stuzzicanti da indurre ad afferrarlo subito, insomma non gli si può resistere e questo in fin dei conti mi lusinga.  
Facciamo così: da qualche giorno potete trovare Appetiti Estremi in 18 punti vendita del circuito UNICOOP. Il librino potrebbe essere un'idea carina e economica per i vostri regalini di Natale. Occhio però, alla coop c'è l'antitaccheggio, non cercate di fregarli!!

martedì 15 dicembre 2015

SOLIDALE CON LA CATEGORIA

L'Aurora mi chiama a un'ora insolita "Sabri ti prego vediamoci!"
"ma io sono al lavoro, stacco tardi"
"dai quando finisci ti aspetto, giuro che non mi addormento"
"ma non posso uscire odorante di fritto misto e se incontrassi l'uomo della mia vita?"
"gli verrà l'acquolina in bocca, ti mangerà con gli occhi"
ma che gusto ci sarà a sfottermi così? ora riattacco
"dai al Central Pizza a mezzanotte chi vuoi che ci sia? e poi se in 30 anni quell'uomo non s'è fatto vivo fatti due domande: vanno bene anche quelle a risposta multipla. Ad esempio
a. lo incontri quando sei insieme alla tua amica brasiliana, quella sventola
b. non lo incontri manco se preghi in cinese
c. lo incontri sfatta al Central Pizza"
Riaggancio senza rispondere. È meravigliosa, riesce a prendermi per il culo in modo magistrale, anche nel bel mezzo del caos massimo del ristorante.

Eccomi in pizzeria con i capelli inteccheriti dalla lacca, per coprire l'odore della cucina che si infila fin sotto la pelle
"Anche per me una birra media e una pizza margherita.. ma senza prosciutto cotto mi raccomando"
il cameriere prende la comanda senza battere ciglio e ripete: una margherita senza prosciutto cotto. Poi se ne va. Mi calo nei suoi panni, cioè mi ricalo in quelli che vestivo mezzora prima: il cameriere alle prese con comande bizzarre. Ne capitano a iosa ma questa dell'Aurora è un pezzo avanti alle altre. Solo che stavolta io sono la cliente, seduta con questa rincoglionita che chiede la margherita senza prosciutto cotto. Secondo me è colpa di noi camerieri che, per educazione, acconsentendo tacitamente a queste castronerie, alla fine induciamo il cliente a credere di essere nel giusto, e quello va avanti a chiedere la stessa minchiata in ogni ristorante. Prima o poi un cameriere coraggioso dovrà fermare tutto questo.
"Perchè non hai ordinato i tortellini alla panna, ma senza il ripieno?"
"Lo sapevo, quando sei a tavola sei una rompipalle, io il prosciutto cotto proprio non lo posso vedere e quindi faccio una richiesta preventiva, non si sa mai" 
"Adesso ti spiego cosa sta succedendo in quella cucina là, la vedi? Il cameriere sarà arrivato con le lacrime agli occhi urlando: una margherita senza prosciutto cotto. Mi raccomando! Gli altri lo avranno guardato, prima seri, poi saranno scoppiati a ridere anche loro come matti. Poi tutti a cercare di sbirciare dal passavivande per vedere la faccia del cliente che ha ordinato questa pietanza diciamo originale. E sorvolo sui commenti che ne verranno..Che dici se mi unisco a loro? Solidale con la categoria"
"Uffa e allora?"
"Lasciamo una bella mancia e a fine serata saremo delle Signore agli occhi della brigata. Ma che volevi dirmi per questa convocazione straordinaria?"
"Coooosa!!???"
ahaha questa ve la racconto a breve!!

mercoledì 9 dicembre 2015

A NATALE SIAMO TUTTI PIU' BUONI

O almeno ci proviamo ad essere tutti più buoni. Poi siccome questo non ci riesce quasi mai, finiamo per essere tutti un po’ nervosetti. Pure in un luogo di piacere come il ristorante.

Clienti occasionali. Aspettano una ventina di minuti per avere il pollo e coniglio fritto. Del resto è espresso, tra infarinarlo, passarlo nell'uovo e friggerlo ci vuole più o meno questo tempo.
Mi guardano con insistenza, gli occhi puntati addosso ogni volta che entro in sala con delle pietanze in mano. “scusi c’è ancora molto da aspettare?”
“no i vostri secondi sono già in preparazione, questione di pochi minuti”
Passano pochi minuti e rieccoli all’attacco: “ma insomma quanto ci vuole?”
“vado a sollecitare in cucina”
Amico sono passati pochi minuti da quando me lo hai chiesto, dico ma che fretta hai? Come c’è la partita alle tre?  Mi dispiace nella vita bisogna saper scegliere e tu secondo me hai scelto giusto a venire al ristorante. A tavola non si invecchia quindi rilassati.
Finalmente arrivo con il fritto e lo sistemo sul tavolo
“era l’ora!”
Faccio finta di non sentire e il cliente di nuovo
“era l’ora!”
Interviene la moglie “dai che ha sentito, smetti”
E lui non contento “voglio che la signora mi guardi in faccia quando le parlo”
Sta dicendo a me? Ops avverto un formicolio che dalle mani mi sale al collo e poi alla testa. Mi sento avvampare, si  intasa la vena. ..Houston abbiamo un problema.
Lo guardo in faccia come mi ha chiesto..quasi quasi gli strizzo l’occhio, magari lo bacio anche in fronte, è Natale, siamo tutti più buoni, ma anche no. Infatti sono i pensieri impuri  a prendere il sopravvento: pensieri di fritti indigesti, conti che lievitano, acidità di stomaco et simili. Insomma un pomeriggio all'insegna di una digestione pesante per il mio gentile cliente. Lotto con tutti i muscoli del viso che non hanno voglia di tirarsi in un sorriso e mi esce una smorfia fuori misura alla The Mask: “prego mi dica”
Stavolta è il cliente a far finta di non sentire mentre si getta su una coscia di coniglio fritto.

C’è un altro tavolo vicino alla finestra: circa una dozzina di prenotati. Metà sono seduti al tavolo dalle una, l’altra metà ritarda. Ritarda molto. Quando finalmente il gruppo è al completo, danno una rapida occhiata al menu e mi chiamano per le comande. C’è disaccordo sulla bistecca. Chi la vuole e chi non la vuole. Niente problemi potete ordinare delle cose diverse suggerisco. E invece la bagarre si inasprisce. Non credo ai miei orecchi questi due signori stanno litigando per una bistecca. Uno di loro si alza e se ne va in giardino e così fa ritardare il tutto ancora di più. La moglie lo segue e io resto lì imbarazzata con il gruppo del Nobistecca.
Potrei suggerire loro di ordinare del fritto così in quella mezzora che ci vorrà per prepararlo si potranno calmare. Oppure incazzare di più, dipende se vogliono vedere la partita anche loro.

Morale della favola: per essere tutti  più buoni a Natale si deve interrompere il campionato?

mercoledì 18 novembre 2015

CERTE NOTTI

Certe notti se sei fortunato
Ti bussa alla porta chi è come te..
Certe notti da farsi un bicchiere
Fin quando fa male fin quando ce n’è.

Certe  notti bussano in 12.
I soliti dodici, come i discepoli, ma di un Dio minore tozzo e rubicondo, con la testa cinta da tralci di vite che s’affaccenda semisdraiato a piluccare dei chicchi di uva. Umili seguaci del Messia Mersault, quei Nerd del vino, si sono presentati ciascuno con bottiglia degna di menzione. Del resto l'invito recava il seguente messaggio: dress code della serata: stiamo bene. No piaghe tra i piedi e bottiglie buone. Astenersi da troiai.
Liturgia di queste notti è il sacrificio di un numero variabile di bottiglie, legate spesso da un fil rouge che si basa sul concetto dell'essere stucchi, ma parecchio stucchi.
Prima della cena la notizia shock dell'assenza del dodicesimo apostolo, che tradì per una scappatella in Langhe. Poi fu beccato nel comune di Sabbioneta che si faceva di Lambrusco Mantovano. Traditi per un piatto di  risotto alla pilota. Ma il dodicesimo non è solo il traditore, è pure l'apostolo della sfiga: in sua presenza accade spesso che un certo numero di bottiglie sacrificate siano defunte da tempo o terribilmente ammalate. Stavolta invece neanche un difetto. E' la giusta punizione per chi tradì.

E dopo il primo brindisi, che ha quasi il senso di "scusate se ho portato bollicine italiane, amici miei siete proprio dei pipponi del vino, dai perdonatemi è millesimato 1516, annata fresca con un settembre caldo e asciutto". Ehi sono buone le bollicine di Trento amico, chissenefrega se non vi sono inflessioni galliche. 
Solo un piccolo assaggio delle ruminazioni mentali dei 12, estimatori incondizionati d'un raro Petit Merlot, che solo alcuni miracolati bevvero. Io un l'avevo mai sentito dire, ma si sa io vivo nell'ignoranza.
-Non vi vergognate d'avere un Kurni in cantina. Non te la menare, se tu lo porti si beve
-aprire una bottiglia di bollicine può servire anche per prendere il battito cardiaco al polso. Mi serve un dottore
-io e lei seduti in macchina vicini e stretti, una situazione ad alta densità di impianto. Voglio uno astemio
- e non è mancato il grande classico: perchè noi dell'AIS ce l'abbiamo tannico. Grazie, ho già cambiato associazione

Certe notti scorrono tra fiumi di vino e confessioni e sono quelle notti che somigliano a un vizio che non voglio smettere mai..