mercoledì 22 maggio 2013

LA FAVOLA DI MONOCHROME E BLANCHETTE: IL RISOTTO MASCHIO E IL RISOTTO FEMMINA



C’era una volta a Campi un risottaro molto bravo che aveva il dono di non invecchiare: gli anni passavano e lui sembrava sempre un ragazzino, insomma una sorta di finto giovane. La sua specialità era mettere a punto delle ricette molto originali e di pubblicarle prive di dosi e procedure; come egli stesso amava ripetere: “Personalmente sono dell' idea che se un aspirante cuciniere sente la necessità di seguire scrupolosamente  le dettagliatissime indicazioni di un suo simile, cioè un dilettante, non credo che stia iniziando col piede giusto”. E così senza uno straccio di grammatura Cibusfaber mise a punto un paio di risotti che gli valsero la vittoria in due contest molto famosi, gli portarono grande notorietà e una batteria di pentole ultimo grido.

 
Blanchette

Blanchette è un risotto femmina, già nel nome. È bianco, ha il candore seppia del carnaroli invecchiato. È bianco come il risotto che ti aspetti, è tenue e armonioso come le curve di una bella donna. Non ha spigoli indigesti di scalogno, ma una gradevole aromaticità di acqua di porro usata sapientemente per portarlo a cottura. Mantecatura finale con solo burro. Come una donna vagamente pudica un po’ fintamente casta, Blanchette si agghinda prima di uscire (dalla cucina), si impomata il corpo con una crema di parmigiano detta Orangette. Come una crema ad effetto lifting immediato, morbida e ricca, punta sulle virtù preziose del parmigiano, ma viene ingentilita dalla panna e dal tocco lezioso delle scorzette di arancia e da qualche goccia di succo per apportare aroma e acidità a un risotto non sfumato col vino. Eleganza e profumo di donna.


Monochrome

Monochrome  è un risotto mascolino a dispetto del colore; ha la voce profonda e baritonale ma s’è abbigliato in rosa: più che un risotto maschio parrebbe a SweetTransvestite:
“non abbiate timore di come appaio,
 non giudicate un libro dalla copertina,
non sembro molto uomo alla luce del giorno, ma di notte..”.
Anzi, se non fosse per quel nome Monochrome che si scontra con il trionfo dei colori di una drag queen, monochrome sarebbe una Priscilla dal sapore maschio e terragno della barbina, che indossa un boa le cui piume son germogli di barbabietola, le cui collane son perle arancioni di uova di salmone sapide e forti per non dire virili. E infine il vestito di porco cinturello: un velo di lardo come un  tulle che da bianco si fa trasparente per effetto del calore: anche il porco più porco (quello con la cinta) alla fine si scioglie..

E davanti a due risotti dalla perfetta mantecatura si sciolgono pure gli animi e ci si racconta, si svelano affinità con i risotti dello stesso genere, scoprendosi così d’un tratto transgender, d’un tratto tuttigusti, purché sempre risotto sia e in buona compagnia.

Le ricette le trovate qui: http://www.cibusfaber.com


2 commenti:

  1. Adoro !!! mi piace un sacco questo post !!!
    Se ne hai voglia dai un'occhiata al nostro blog, ben più banale, ma con tanta voglia di crescere
    http://chefandwife.wordpress.com/





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    1. grazie! passerò da casa vostra molto presto

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