lunedì 21 ottobre 2013

ENJOY THE SILENCE MA NON A TAVOLA


“Amare al buio, dormire al sole e mangiare in silenzio: tre sciocchezze”. Così scriveva Ugo Ojetti.
In effetti quando ho letto la notizia di EAT, il ristorante di Brooklyn in cui si mangia solo stando zitti, l’ho pensato anche io: “Vai eccone un’altra!”
Alla mia tavola se regna il silenzio è perché o sono da sola (e mangiare da soli è una delle cose che mi mettono più tristezza), oppure c’è maretta tra i commensali, gli sguardi son bassi e il boccone fatica a scendere.. Ho anche il ricordo di mio padre che batteva la mano sul tavolo “silenzio a tavola!” quando io o mio fratello s’era combinato qualche guaio.

Poi mi immagino di essere in un locale pubblico in cui tutti tacciono: forse sono talmente abituata al rumore che il silenzio “condiviso” con estranei mi mette a disagio.. e proseguendo a ragionare con fare leggero mi vien da pensare: e se mi scappa uno starnuto? Un colpo di tosse? Là dove regna il silenzio questi rumori di vita potrebbero sfociare in inquinamento acustico acuto.

Ma cerchiamo di vederla dall’altro lato: lo spirito che ha motivato l’originale ristoratore newyorkese ha più a che fare con lo zen. Secondo Nick Nauman, il gestore del locale, non parlare a tavola “è un modo di concentrarsi sull’esperienza del mangiare, una delle attività umane più profonde”.
Leggo sullo yoga journal, che consulto per l’occasione, che esiste una Meditazione Culinaria all’interno della quale “ Mangiare in silenzio può aiutare a mantenere un atteggiamento espansivo e a concentrarsi per assorbire il nutrimento nel proprio essere. Anche in città, nel quotidiano, si possono fare scelte in linea con questi principi: magari scegliendo un’assolata panchina in un bel parco ed evitando i bar angusti e affollati”. E se questo è un principio zen, allora è pure il mio, io che di regola ho un pensiero solo zenzero e zero zen.

In qualità di cuoca/ristoratrice io sono la prima a urlare a bassa voce: “Fate silenzio, non sentiamo i sapori!”, ma allo stesso tempo vi prego di non invitarmi a cena chiedendomi di stare zitta. Mi vien l’ansia al solo pensiero.

venerdì 18 ottobre 2013

IL PRANZO DELLE STELLE

L’anno scorso ne parlai qui, definendolo il giorno perfetto. Vi può essere un secondo perfect day nella vita? Parrebbe di si..
Rieccomi alle prese coi fornelli della cucina della Nara a terminare il mio cinghiale in dolceforte per il pranzo delle stelle. A breve nel salotto di casa apparecchiato a festa si siederanno più stelle che in un firmamento. Dal nord al sud della penisola una ventina di astri, in orbita sui cieli fiorentini in occasione della presentazione della guida ristoranti d'Italia dell’Espresso, arresteranno per qualche ora la loro traiettoria celestiale proprio qui, in questa casa della nonna dagli arredi anni sessanta.
Come l’anno scorso io son su di giri a mille, anzi di più perché i commensali sono aumentati. Pare che il pranzo dell’anno passato sia loro piaciuto parecchio, per cui son tornati tutti e se ne sono aggiunti altri. Mi pare un sogno, vederli entrare e salutarmi con parole come: ciao Sabrina che bello rivedersi!.
Caspita mi hanno riconosciuto!? Segue: Moio o non moio?
Godere della loro compagnia in una situazione familiare, osservarli nelle vesti di persone normali, anziché angelicate, che si affaccendano a sparecchiare, servire i colleghi, c’è un due stelle che ramazza il pavimento.. tutto questo è per pochi e io ci sono. Credo di essere fortunata, anzi oggi me ne sono convinta.
Il three starred chef dall’accento tedesco mi sfila i piatti di mano: “lascia faRRe ci penZo io, siedi con noi”.
Oppongo resistenza, ma non troppa, visto che in tavola stanno sfilando di bicchiere in bicchiere, nell’ordine Egly Ouriet, Ulysse Collin, Salon (e ripeto Salon) e una magnum di Baron de L del 2002 (ripeto anche questo scandendo ogni sillaba). Credo sia opportuno che mi sieda e alla svelta.

Se potessi scegliere mi siederei al fianco del viareggino più grande, quell’uomo non più giovanissimo, dall’aspetto dolce e pacato, colui che qualche anno fa mi introdusse al piacere del pesce crudo più buono della mia vita. Così, teneramente gli cingerei il braccio e chinerei la testa sulla sua spalla sussurrando “perché il mio cuocobabbo non ti assomiglia neanche un po'?”

martedì 15 ottobre 2013

VADEMECUM PER IL RISTORATORE SERENO E SENZA ULCERA


  1. Tutti i gusti son gusti, anche quelli discutibili. In fondo è un pubblico pagante. Senza questa sorta di credo ristoratore munisciti di maalox  in dosi massicce. Non tutti i gusti sono però son gusti tollerabili. Rifiuta quindi di praticare azioni culinarie scorrette
  2. Non fare previsioni, la logica e l’analogia non funzionano dentro le mura di una trattoria. Se proprio non puoi rinunciare ai pronostici, falli calcistici, le possibilità di azzeccarci triplicheranno all’istante.
  3. scegli oculatamente il giorno di chiusura settimanale. Tieni a mente che il lunedì e il martedì non c’è una mazza da fare in giro, gli amici reduci dal week end son barricati in casa e molti ristoranti son chiusi. Non potresti far scelta peggiore.. Si ricorda che il turno di riposo di due giorni is megl che one
  4. sii felice di essere a lavorare la domenica e tutte le feste comandate. Altrimenti ti toccherebbe il pranzo dalla suocera che si ostina a cucinare con la margarina perché è leggera e fa bene alla salute, e prima di salutarti ti regala una preziosa bottiglia della collezione Giordano Vini
  5. non dare le ricette sbagliate ritenendole tue. Pensi che in sei miliardi di persone sulla terra nessuno abbia avuto la tua idea di abbinare le fragole alla panna?
  6. dai pure ricette sballate, tanto il 90 per cento di coloro che te le chiedono non le faranno mai
  7. non ti stupire se ti chiedono il tartufo marzolo a novembre
  8. stupisciti pure se cercano un chianti con poco sangiovese
  9. varia spesso le proposte in carta per accontentare i clienti desiderosi di cose nuove
  10. non variare le pietanze in carta: “ma come ero venuto per le tagliatelle ai porcini e non ci sono!” Sono desolato, le tagliatelle ne ho quante ne vuole, i porcini son finiti qualche mese fa..
  11. le persone non ascoltano, abituatici. “perdonatemi, oggi non è disponibile l’insalata di trippa, tutto il resto è indicato in carta”. – bene allora ci porti un raviolo, delle verdure grigliate e un’insalata di trippa-. Appunto.
  12. non rinunciare alle ferie (sei un grande, ma non sei un eroe), anche se per la stagionalità del tuo lavoro ti tocca la settimana a novembre quando piove o a febbraio quando c’è la neve. Qualunque giorno tu decida di chiudere per vacanza ci sarà sempre quel cliente che ti infama perché chiudi proprio la settimana in cui casca il suo anniversario più importante.
  13. rinuncia alle ferie se non vuoi trovarti almeno un paio di frigo che non ripartono al momento della riapertura. Succede sempre, anche se hai chiuso solo per un paio di giorni.
  14. impara a convivere col cook lag, ovvero quella nausea che ti prende alla 14esima ora di lavoro e smetti perciò di chiederti come fai ad avere gli urti di vomito senza aver mangiato niente. La sensazione è molto simile al jet lag che ti avverte che stai fuori fuso, mentre il cook lag ti avverte che sei fuso e basta  

venerdì 4 ottobre 2013

PET THERAPY o anche PET RESCUE SAGA

Rocky, alias il vicino di casa della Marta, quello del pianerottolo di sotto insomma, esce tutte le mattine, felpa e cappuccio, a fare la corsetta col cane.
Il mio vicino di casa invece si chiama Torello, età imprecisata; a vederlo è arzillo e in forma, ma si vocifera in paese che sia del Venti o giù di lì. Un vero Rocky, una roccia che ancora ogni mattina va all’orto e con cui intrattengo conversazioni quotidiane del tipo: Ciao Torello, come si va oggi? -bongiorno mimma, piove governo ladro! Oppure -bongiorno mimma, gliè cardo maremma campanile!
Rocky l’altro invece ha un beagle con tanto di campanellino, che tutte le volte che vede la Marta per le scale gli pianta una canizza da paura. Di conseguenza lei vorrebbe solo fargli conoscere la durezza del suo sandalino col tacco di legno. Fortuna, dico io, che il suo padrone è niente male, cosa che trattiene la Marta dalle sue ire funeste nei confronti della povera bestiola, che invece quando vede me scodinzola e si butta a terra pancia all’aria per farsi fare i grattini. Il padrone non mi degna d’uno sguardo, ovviamente. Il fatto è, che il fiuto del cane avverte tutti i profumini allettanti della cucina del ristorante che mi porto a spasso ovunque, mentre per il padrone più semplicemente puzzo di soffritto e di composti al benzopirene della bistecca grigliata.
Son punti di vista.
-Quello del piano di sotto non si sgancia mai da quel suo cane inviperito-
-Marta, il cane è il miglior amico dell’uomo
-Il problema sabri è che tu ami i cani..in genere.
-Porca miseria colpisci sempre dritta tu eh? mica è colpa mia se li becco tutti io, alla fine mi son presa  un cane vero e ho scoperto l’amore incondizionato. E poi, se il cane è il miglior amico dell’uomo, perché non può esserlo anche per la donna?
-Perché il miglior amico di una donna di solito non abbaia ma vibra- dichiara in tono solenne
(..)
Silenzio.
Scoppio di risa fragorose fino a lacrimare.
Dalle scale arriva un suono di campanellino; stridere di sedia sul pavimento e una ragazza (senza marito siam sempre ragazze anche in prossimità dei quaranta!) bionda si precipita di corsa verso la porta
-rapporti di buon vicinatooo!!! mi urla
-potrebbero migliorare di molto comprando una confezione di crocchette o qualche biscotto per il pet del vicino. E poi vatti a controllare le cinquanta sfumature della parola pet
(continua..)

Non ho mai giocato alla Pet Rescue Saga, lo giuro.




lunedì 30 settembre 2013

CENARE COL TICKET

Salire a cena fino su alla trattoria sull’ebbro colle, dopo decine di tornanti e qualche boschetto ha un preciso significato: voglio stare tranquillo con te, in un posto carino e un po’ appartato. Insomma ti voglio corteggiare un pochino.
Ed io son qui apposta per servirvi e tacitamente sostenere la vostra impresa d’amor cortese.
Offrendovi un servizio discretamente lento e mai intrusivo, per prolungare il vostro stare a tavola fatto di sguardi, carezze, micio micio, pucci pucci baubau. Scene forse un po’ mielose, ma che suscitano comunque un pizzico di invidia, perché così ha da essere, perché dolcezza e galanteria son due cose sempre gradite a noi donne, anche a quelle che si spacciano per donne Rambo.
Perciò da parte mia un piccolo aiuto nella scelta del vino, qualche suggerimento tra le proposte del menu e infine un sorso di moscato offerto per concludere in scioltezza, che suoni anche un po’ come a dire: io il mio l’ho fatto ora sbrigatevela fuori che s’è fatto tardi e io c’ho un sonno boia.
Arriva il momento del conto e i signori si avvicinano alla cassa e lui chiede con naturalezza: “li accettate i ticket?”
Sgrunt!
Rispondo con tutta la cortesia che riesco a rastrellare in ogni dove, che sono desolata, ma “no, non siamo convenzionati”. Tengo a freno la mia lingua tagliente che ora prude all’inverosimile: guardi che se anche ci fosse un cartello grande come una casa QUI TICKET RESTAURANT, non li accetterei comunque, ma che razza di figura invitarla a cena e pagare con i buoni pasto! E lei Signora, dica qualcosa del tipo: “amore lo sai dove te li devi ficcare i tuoi ticket , uno per uno?”

Ma tutto tace, io per prima, la signora pure. Quassù nella trattoria sull’ebbro colle, una Italia in miniatura fatta di donne che continuano a incassare in silenzio, ormai completamente incapaci di sdegno per una mancata galanteria.

giovedì 26 settembre 2013

GIOCHI SENZA DENTIERE

Era il lontano 2001, erano gli anni dell’Università, il dottorato di ricerca appena iniziato, quando in quel della Specola, due neo dottori, naturalisti illuminati, nonché amici cari scrivevano un manuale di letteratura scientifica applicata alla natura (umana); tomo raro come l’araba felice, adatto a tutti coloro che son duri di comprensorio, insomma una vera pietra biliare per chi ha un po’ di sense of humus. (cit.)
Dedicato all’amico Lorenzo, alla sua nuova vita, che mi auguro sia densa di risate senza dentiera. Dedico a lui un dolce con l’uva passera e un vassoio di pasticceria mignot incartata nella carta all’uminio, che si scoli una birra doppio smalto spilluzzicando due scorie di Parmigiano e un cucchiaio di paté d’animo. (cit.)

Tratto (citazioni comprese) da “Giochi senza dentiere”, Lorenzo Montemagno, Luca Corrieri,
Nephila edizioni, Firenze, 2001

Per poter capire una certa parte della natura umana possono tornare utili alcune definizioni tra cui:
AMICO: dicesi della persona di sesso maschile in possesso di “quel certo non so che” che cancella qualsiasi velleità di andare a letto con lui
AMICA: dicesi della persona di sesso femminile in possesso di “quel certo non so che” che ti fa venire una voglia pazzesca di andare a letto con lei
AUTORITA’: colui che arriva dopo la battaglia e prende a calci i feriti
BALLARE: è la frustrazione verticale di un desiderio orizzontale
BANCHIERE: è un tipo che ti presta l’ombrello quando c’è il sole e lo reclama quando inizia a piovere
DIPLOMATICO: è chi ti dice di andare affanculo  in modo tale che non vedi l’ora di iniziare il viaggio
ECONOMISTA: è un esperto che saprà domani perché, ciò che ha predetto ieri, non è successo oggi
ETERNITA’: lasso di tempo che è trascorso da quando hai finito a quando l’hai riaccompagnata a casa
FACILE: dicesi della donna che ha la moralità sessuale di un uomo
INDIFFERENZA: atteggiamento assunto da una donna nei confronti di un uomo che non le interessa, interpretato dall’uomo come “sta facendo la difficile”
INTELLETTALE: individuo capace di pensare per più di due ore a qualcosa che non sia il sesso
LAVORO DI SQUADRA: possibilità di addossare la colpa agli altri
MAL DI TESTA: anticoncezionale più usato dalla donna degli anni Novanta
NANOSECONDO: frazione di tempo che trascorre tra l’accendersi della luce verde del semaforo, e il sono del clacson dell’automobile dietro di voi
NINFOMANE: termine con il quale un uomo definisce una donna che ha voglia di fare sesso più spesso di lui
PESSIMISTA: ottimista con esperienza

La natura ha sicuramente meno misteri ora..


mercoledì 18 settembre 2013

LA TERRAZZA SUL CORTILE

Ogni riferimento a fatti e persone (me compresa) è puramente intenzionale.

Mi ero riproposta di sfoggiare uno di quegli scolli vertiginosi, ma son stata cazziata sul nascere: “non cominciamo, stasera si mangia e si beve. E basta.” E io a dispetto ho coperto il decolleté ma mi sono ignudata le spalle, potrebbe esserci un James Stewart nascosto dietro una di quelle finestre che si affacciano sulla terrazza, e io non mi voglio far trovare impreparata.
Meno male che il mio amico venditore di vino ha una gran bella selezione di etichette che gli intasano il frigorifero. Guarda caso ho proprio bisogno di bere, stasera. E inoltre mi sembra carino dargli una mano a far posto in quel frigo..almeno per il latte.
-Tesoro lo sai che sei davvero un benefattore?
-??
-con i tuoi vini tu aiuti le persone
- a ubriacarsi intendi?
-si dice dimenticare..
-piccola Sabri credo che a te serva più uno psicologo che una bordolese
-direi che le renane che hai al fresco fan più al caso mio. I riesling son dei potenti ansiolitici. Per quel che riguarda lo psicologo, l’ultimo che mi ha seguita ha abbandonato l’ordine e alleva pesci pagliaccio per acquari
-per lo meno loro non parlano, e non fanno i ristoratori. E comunque per buttare giù la tua zuppa di cipolle non basta la mia cantina intera, bisogna passare all’idraulico liquido
-grazie sei un amico, andrò dallo psicologo.
L’olfatazione di un riesling Domaine Paul Blanck del 2001, bouquet al mandarino e benzene fa sobbalzare uno degli astanti: “Caspita qui c’è un terziario spinto!”, che qualcun altro dal capello alla Jimi Hendrix recepisce così: “in effetti qui siamo tutti del settore terziario, noi tre addirittura terziario avanzato”.
-Poi c’è qualche esemplare del periodo quaternario..ma è parecchio in forma e non lo dà a vedere eh? accenno un sorriso lento e mi stupisco delle capacità lessicali che conservo nonostante la testa anestetizzata dal riesling dall’effetto benzo(diazepam)
-Azz dici?
-Lascia perdere-  e mi verso due gocce di Ansiolin, cioè di Riesling Grand Cru Rosacker del 2007
L’amico nonché padrone di casa, ormai totalmente in preda ad un’estrema generosità alcolica, stappa (col botto perché quando ci va ci vuole) il brut di Patrick Soutiran. Festa. È davvero un brav’uomo questo amico mio, su questo gli astanti concordano unanimi. Non solo, il medesimo fa pure un’ottima insalata mista, la migliore mai assaggiata fino ad oggi (cioè ieri), dentro ci sta l’intera piramide alimentare. E un uomo-mago delle insalate può interessare molto alle mie amiche. 
Bambole prendete nota!

venerdì 6 settembre 2013

LE CASSE VELOCI

Cassa veloce è di per sé un ossimoro, è come dire ingorgo rapido o coda accelerata, roba così.
Eppure si moltiplicano. La velocità di superamento della cassa automatica è molto variabile, dipende da un numero imprecisato di fattori, primo fra i quali il significato che si attribuisce alla parola veloce: ecco, le casse veloci sono un esempio concreto di teoria della relatività. Altro fattore determinante è la presenza umana: se la cassa è vuota allora tu veterano di cassa automatica te la puoi cavare in un tempo ragionevole, ma se becchi un altro umano un po’ imbranato che non individua i codici a barre o quello furbetto che anziché 10 articoli ne ha come minimo 350, addio mattinata.  Se poi becchi l’umano ottuagenario che si materializza davanti a te alla velocità del suono e tu giureresti che prima non c’era, mentre lui sostiene di essere arrivato prima di te, e tu che fai, puoi mica discutere con una persona di quell’età, sussurri un mi scusi e imprechi silenziosamente contro tutta la terza età che popola la terra. E ci schiacci le ferie intere alla cassa veloce.
Ma non finisce qui. Anche tu super esperto di cassa veloce potresti rimanere impantanato: certe mattine la macchinetta si pianta ogni paio di articoli passati:
articolo non riconosciuto
rimuovere articolo dal piano
richiedere l’assistenza di un addetto
si è strisciata la propria carta socio?
Ma non ce l’ho carta socio! e mi viene da piangere, l’ho dimenticata nell’altra borsa, forse potrei strisciare la tessera ARCI fosse mai che mi servisse a qualcosa. E sarebbe la prima volta in più di vent’anni che la porto a spasso nel portafoglio.
Tutte le volte che rimango invischiata nella cassa che dovrebbe sfrecciare mi chiedo perché non continuo a usufruire di quelle tradizionali con l’operatore. Credo che la fretta c’entri poco, ma che in realtà si manifesti la bambina che è in me e che per anni ha sognato di fare la cassiera al grande magazzino. Caspita questo si che è fare outing..
Avanti confessate, anche il bambino che in voi ha desiderato di stare alla cassa del supermercato? Parlate pure..tanto qui non vi legge nessuno :-).


mercoledì 4 settembre 2013

TEMPO DI POMODORI

Venti piante di pomodoro tra insalatari, costoluti, rossi a grappolo e ciliegini fruttano una cassetta colma di pomodori al giorno. Che raccolgo con diligenza ogni mattina, così mantengo anche l’abbronzatura del décolleté.
Per smaltirne una tale quantità al ristorante bisogna ingegnarsi: vai col gazpacho, con la gelatina di pomodoro vai pure con qualche pomodoro ripieno al forno. E poi ovviamente pane e pomodoro che in versione ricetta immorale resta tra le mie preferite:
“È indispensabile che tutti gli esseri e tutti i popoli saggi della terra capiscano che pane e pomodoro sono un passaggio fondamentale dell’alimentazione umana..(..). non fate la guerra ma pane e pomodoro (..). ovunque e sempre. Pane. Pomodoro. Olio. Sale. E dopo l’amore pane e pomodoro e un po’ di salame*”.
Io la mattina di solito faccio la corsetta per cui niente salame, ma pane pomodoro e al massimo un paio di mozzarelline fior di latte..e giù a stropicciare il costoluto, il mio preferito sulla fetta di pane. Ci aggiungo pure una macinata di pepe nero, così mi posso vantare di renderlo più immorale di quello pensato da Montalban. Son soddisfazioni queste!
Ho pure fatto i pomodorini confit e le bruschette al pomodoro, quelle tanto richieste dagli stranieri, quanto insulse per me. Ma la conserva di pomodoro no. Quella è bandita, al pari delle confetture di frutta, la giardiniera, i sottoli e così via.
-scusi lei ha un locale per l’imbottigliamento nel suo ristorante?
-no, ma ho una cucina pulita e ben attrezzata, conosco i tempi e le temperatura per una corretta sterilizzazione e ..
Poco importa di ciò al legislatore pedante, la tossina del Clostridium botulinum è in agguato. La pratica comune a cui tutti si dedicano in estate, vale a dire mettere in barattolo e trasformare in confettura qualunque cosa, diventa pratica proibita al ristorante.

Io son campata per anni con la conserva della nonna dell’anno prima e con le confetture di addirittura due o tre anni e in famiglia non è mai morto nessuno, neanche un caso di intossicazione, nemmeno una corsa al gabinetto causa barattolo avariato. Ma il regolamento d’igiene in materia di alimenti e bevande è categorico: niente conserve fai da te. Pertanto le susine dell’albero del giardino sono ormai gestite in tutta autonomia da un capriolo ingordo, le albicocche son state devolute in beneficenza alla vicina, mentre per i pomodori la gara è ancora aperta. Quel che è certo è che tra qualche settimana per i miei amati clienti solo salsa al pomodoro preparata quotidianamente con i pelati in commercio. 

*Ricette Immorali, Manuel Vazquez Montalban

mercoledì 28 agosto 2013

STASERA S'USHI

Per S.
L’Aurora mi propone di uscire per mangiare un po’ di sushi. Non ho alcuna dimestichezza con la cucina giapponese e quelle due-tre cose che conosco le devo ai libri della Yoshimoto. Mi correggo, alla Signora e a Giorgio Amitrano, suo meraviglioso traduttore, devo molto molto di più.
Accetto volentieri.
Le bacchette restano per me un mistero. Ci provo, ci riprovo, mi sforzo, sudo e resto una frana. Ognuno ha i suoi limiti. Mi faccio portare una forchetta e uso le bacchette per raccogliere la mia chioma corvina in uno chignon arrangiato. Il cameriere mi guarda perplesso: “in realtà si usano per mangiare” e mi fa un sorrisino ironico. “Sono una donna fantasiosa” gli rispondo strizzando l’occhio, acidina come l’umeboshi. Poi ricordo di aver letto da qualche parte che è un gesto di maleducazione alzare le bacchette oltre la bocca, o usarle per indicare qualcuno e così via. Farne delle forcine deve essere una vera e propria cafoneria..me le sfilo e le ripongo nella borsa.
Quando il cameriere si riaffaccia al tavolo per versarci il tè sorride: -con i capelli sciolti sta molto meglio signora..- e io credo di essere stata proprio villana. Accidenti a me.
Vicino alla porta di ingresso c’è un tizio solo seduto ad un tavolo, che l’Aurora occhio di lince ovviamente ha già notato: il tipo tintinna le bacchette emettendo una sorta di musichetta un po’ sgraziata.
-be’ che ne dici del Mr Tambourine man laggiù? E mi indica il suonatore di bacchette..
-è di spalle, e quelle promettono bene, fatti un giretto alla toilette- le suggerisco- pipì urgente..il bagno è proprio lì
-in..continenti alla deriva eh? sghignazza l’Aurora e quel nostro confabulare soft dai toni underground si tramuta in una fragorosa risata molto overground
Mr Tambourine si gira, poi riprende la sua posizione di spalle. Poi si gira un’altra volta e poi ancora e un numero di volte che ora mi sfugge. Lo sguardo diretto all’Aurora.
-accidenti e se si avvicina che gli dico?- la voce della mia amica è sgomenta
-caspita Aurora noi siamo quelle degli ultimi carteggi d’amore, delle attese sotto i portoni, delle discussioni infuocate fino a notte fonda, delle grandi eroine romantiche e ti mancano le parole per un colloquio col sig. Tamburello?
-il ristorante giapponese è un buon posto per cenare da soli-, io inizierei così, -c’è silenzio, si può stare tranquilli e trascorrere del tempo indisturbati..-
-sempre se non si ha la sfortuna di incontrare due tizie fiorentine in libera uscita..-aggiunge lei
-puoi sempre tentare con un “vuoi fare sukiyaky con me?” e andare dritta al punto e poi correre a suicidarti se non gli piace il tofu

“Per me i veri angeli sono le persone che in certi momenti compaiono all’improvviso a dare luce alla vita”.*


*Arcobaleno, Banana Yoshimoto