venerdì 17 agosto 2012

RAGIONAMENTI A BORDO PISCINA


La Marta, l’Aurora e io a bordo piscina. Nomi di fantasia (a parte il mio) sennò quelle due mi tirano. Unte di crema e con i costumi arricciati contro gli odiosi segni bianchi.
L’Aurora tira fuori dalla borsa una bottiglia di plastica recante un liquido color cacchì.
- Ma che roba è?-
- Una tisana a base di tarassaco, cardo mariano e carciofo-
- Ed è buona?-
- Ovviamente no, ma io ci aggiungo un po’ di miele, del succo di limone  e migliora parecchio.-
- Hai provato a metterci la vodka?- gli dico seriosa
- Sei sempre la solita, io bevo la tisana per depurarmi..-
Questa frase mi ricorda tanto una pubblicità e quasi mi si chiude lo stomaco. Insisto sulla vodka:     - una bella Grey Goose ti depura anche i pensieri e mi pare proprio ciò che fa al caso tuo.-
- mi dovrei depurare il cervello? Ti riferisci al tipo che lavora al Brico?- fa l’Aurora preoccupata
- Si. - (E penso che solo lei riesce a rimorchiare in un posto come il Brico..)
- Ok lo so, probabilmente è un altro dei miei incontri sfigati, ma senza sfiga non sarei più io. Cosa dovrei fare secondo voi?-
- Fai cio che ti dice la testa: la ragione non sbaglia mai-  tuona sapiente la Marta.
- Sembrerebbe quasi un ragionamento serio Marta.. quando l’hai partorito?-
- No, l’ho letto su Donna Moderna-
(..)
- vabbè sarà solo il tempo a darti torto o ragione- ecco un’altra perla di saggezza della Marta  -e comunque se a te piace..-, aggiunge con una leggera smorfia delle sopracciglia
Domani sera l’Aurora ha invitato il tizio a cena de lei ed è in paranoia su cosa cucinare.
- Sabri ti prego dammi qualche idea!!  Insomma gli uomini vanno presi per la gola..-
e la Marta senza neanche voltarsi - Si certo: con entrambe le mani, poi si stringe ben bene fino a strozzarli. Poi si racconta che sono soffocati con un confetto.. -
Io: - credo che dovremmo smettere di pensare a cosa può piacere a lui, ma iniziare a dire: cosa mi va di mangiare domani sera? Prepari quello che ti va e se lui gradisce, bè allora lo amerai per sempre.-
- Sabri tu leggi troppo Baricco..-
Così discutiamo per un bel po’ su cosa preparare per cena al maschietto nuovo di zecca.
Sono emerse le seguenti considerazioni:
  1. preparare solo due piatti, sennò ti giochi tutto il pomeriggio ai fornelli e rischi di non avere il tempo per la ceretta
  2. piatti semplici, con ingredienti che lui (si spera) conosca: tipo melanzane, pomodori, cose così. Niente cibi esotici o abbinamenti troppo estrosi che potrebbero spaventare chi non è esattamente food intripped
  3. alla fine abbiamo votato per una pasta fatta come Dio comanda e un secondo di carne: dà l’idea di una donna solida, di sostanza.. i pesci lasciamoli fare, tanto lui ormai ha già abboccato :-P
  4. cosa bere. Vino. Stop. Estivo, magari un rosso non rosso, tipo una schiava, una pelaverga, una lacrima di Morro d’Alba: perfetti ma con questi nomi meglio evitare. Prenditi un Montecarlo rosso sei più tranquilla..
se qualche maschietto legge prima di domani sera potrebbe gentilmente dare all’Aurora qualche consiglio?
È a fin di bene.

venerdì 10 agosto 2012

POMODORO IN TUTTE LE SALSE


Vecchi compagni di università, l’agraria io, il forestale lui, con un progetto insieme che stenta un po’ a realizzarsi
“Ciao Sabri domani il ristorante è chiuso?”
“Si.”
“Grande, allora vengo su a pranzo.”
Vi presento Stefano il mio amico ortista-giardiniere. Lui fa orti dappertutto, nei terrazzi, nei sacchetti della spesa, nelle bottiglie di plastica; orti a sviluppo verticale e perfino in terra (ahah!). Quel genio del mio amico.. se vi avanza una tazzina da caffè e ci volete piantare un cocomero, chiamatelo (qui e qui).
Quest’anno l’ho sfidato, e ho fatto pure io il mio orto per il ristorante, e senza chiedergli aiuto.
La sfida culmina oggi, giorno in cui per pranzo lo stupirò con soli frutti del mio orticello.
Frutti che si esauriscono in pomodori: a grappolo, ciliegini, fiorentini, cuori di bue, ma sempre pomodori sono. La sfida diventa sempre più ardua..
E allora vai con un menu realizzato per l’occasione: “Pomodoro in tutte le salse”. Nell’ordine:


focaccia coi San Marzano


tarte tatin con pomodori ripieni.
 Pasta brisée senza ma e senza se


la mia versione di pasta al pomodoro:
salsa al pomodoro, densa e burrosa perché tolgo ai pomodori la loro acqua. Poi con l’acqua di pomodoro filtrata ci impasto la farina per fare la pasta, in questo caso fusilli al ferro. Grattata di ricotta infornata a completare.
Contadi Castaldi in versione satèn ci accompagna insieme a un gradito venticello.
Si mangia e ci si racconta, tradotto si spettegola come due comari sul marciapiede, un po’ ci si confessa e un  po’ si pensa al progettino nostro.
Finiscono le bollicine e come dice saggiamente lo Stefano: dopo l’euforia o si litiga o ci prende la sbadiglieria. La seconda cha ha detto. Ci sbrachiamo sulle seggioline col solito venticello che ti frega e sento che il momento è giunto, è l’ora della fatidica domanda:
“dimmi Stefano erano buoni i pomodori del mio orto?”
Silenzio.
“Stefano?”
Ma all’ombra di un torrido sole
si era assopito il giardiniere
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso

sabato 4 agosto 2012

“PRENDS-MOI” IL PROFUMO DIMAGRANTE


La notizia della settimana, ma per noi donne se funziona è la notizia del secolo, è la messa in commercio di un profumo che fa dimagrire. Disponibile nelle fragranze agrumate, dal mandarino al bergamotto, rilascia endorfine il cui effetto “piacere”, provoca  sensazioni di benessere, diminuendo così lo stimolo della fame o il bisogno di mangiare.
Leggo inoltre che il profumo, arricchito di un “complesso snellente” a base di alga spirulina, caffeina, carnitina ecc stimola l’attività di alcuni enzimi coinvolti nel metabolismo/scioglimento dei grassi.
Il tutto a sole 30 sterline.. 6000 persone in Gran Bretagna in lista di attesa per la preziosa fragranza.
Giusto un paio di considerazioni che mi sono venute in mente stamani mentre raccoglievo i pomodori, sui quali hanno preso residenza estiva tutti i ragni del comune di Pontassieve. E pure un buon numero di tafani..
Anzitutto il nome, perché prends-moi e non fonds-moi o dissous-moi, che mi paiono decisamente più appropriati. Tanto in francese tutte le parole suonano belle e musicali, anche quelle che in italiano suonano scioglimi..
Poi il problema di dove spruzzare sto profumo dimagrante. Per odorarlo al meglio lo si spruzza sul collo che le endorfine arrivano dritte al cervello. E stai sazio per bene. Ma se l’effetto liposolvente si attiva sul collo, saremo tutte donne di Modigliani ma con dei fianchi alla Botero?

venerdì 3 agosto 2012

BUON TIMORASSO IO NUN TE LASSO..


Incontro  recente quello mio col Timorasso.
Nel mio peregrinare per ristoranti, rovistando per le carte dei vini se approdavo in Piemonte, la scelta era di tutt’altro tipo, il più delle volte scontata. Insomma con le Langhe a due passi chi se li filava i Colli Tortonesi ?
Poi un bel giorno, complice il vento, maestrale 20 nodi, (così dicevano quelli del tavolo accanto), onde che si infrangono sulla spiaggia grigia, ho il mio primo approccio con il timorasso di Walter Massa, guarda caso il Costa del Vento 2009.
Ho già parlato della mia predilezione per i vini bianchi solo acciaio, nudi e crudi, quelli che a tavola sensazioni forti, che non ci bastano le solite emozioni, vogliamo bruciare..
E lassù nella profonda campagna alessandrina ho trovato pane, cioè vino per i miei denti.
Non è cosa proprio comune imbattersi in un timorasso nella carta dei vini dei ristoranti che mediamente bazzico io. Poi due settimane  di fila ti scovo il Derthona 2010 Vigneti Massa, prima in una bella Osteria fiorentina poi in un bel ristorante dell’aretino.


Non ho resistito e l’ho ordinato entrambe le volte e devo ammettere che in tutti e de i casi ho fatto la mia porca figura sia con l’oste che con l’ospite.. , un aspetto questo, che potrebbe andare ad arricchire la scheda tecnica del vino in questione.
Ad esempio, assieme alle temperature di servizio e l’abbinamento col cibo, si potrebbe aggiungere una cosa tipo: la scelta di questo vino può provocare stupore e indurre curiosità nei confronti di chi lo ordina. Per quelle serate in cui si cerca quel vino capace di stupire ma senza esagerare, che per quello c’è lo Champagne e senza voler strafare, che per quello ci sono i Bolgheri.

mercoledì 1 agosto 2012

E CI VENNE L’IDEA DI PRANZARE ALL’IKEA


Accompagno la mia amica S. con prole all’IKEA. Già il vedere montati due seggiolini per bambini nella mia macchina mi fa sentire la zia di turno, ma la zia quella simpatica, non la zia zitellona ficolesso che nessuno si fila, bambini per primi.
Si va. I piccoli si divertono da matti a spingere il carrello e a nascondersi tra i piumoni e le tende degli stand/casa allestiti. Mi diverto pure io a scoprire l’IKEA a me sconosciuta, quella degli angoli a prova di bambino.
All’ora di pranzo i pargoli giustamente hanno fame e per loro non fa differenza se si è a casa, a spasso o all’IKEA. La fame è fame, come dargli torto.
E quelli dell’IKEA questa cosa la sanno bene: il self service è attrezzatissimo, carrellini a tre piani per portare fino a tre vassoi, menu bambini pasta a 0,99€ e menu bambini carne a 1,99€. Prodotti biologici, così è scritto, e ti danno pure la crostatina e il succo di frutta in omaggio. Leggo su un cartellone posto nei pressi della cassa, che nell’area self service organizzano pure feste di compleanno per bambini fino a 12 anni.

L’idea di organizzare una festa per mio figlio all’Osmannoro mi fa venire i brividi anche oggi che è il 31 di luglio e a Firenze c’è allarme afa.
La scelta di cibi è ampia e io opto per un piatto di salmone marinato all’aneto con giardiniera di verdure, direi potabile, e delle polpette con puré di patate, una salsa marrone non ben identificata e salsa ai frutti di bosco. Mi danno pure la bandierina della Svezia perché ho ordinato un piatto svedese e non perché mi hanno scambiata per una bambina come all’inizio avevo creduto.
La porzione di polpette definita media ne comprende ben 15; scopro che la salsa marrone priva di sapore serve per facilitare la deglutizione delle polpette un po’ asciutte, mentre l’accoppiata coi frutti di bosco proprio non mi sfagiola. Non posso dire che le polpette non fossero buone, visto che me le sono pappate tutte e 15, cosa che al mio paesello è già divenuta oggetto di conversazione, ricami e cappotti. Vero anche che il pomeriggio è stato poi scandito da sbuffetti alla polpetta soffritta nel burro nella quale insisteva buona dose di cipolla.
La giornata è stata uno spasso e il gruppo vacanze scandinavia si appresta a rientrare a casa, con il bagagliaio pieno, ma non senza aver prima fatto piccola sosta alla bottega scandinava, dice che qui hanno la miglior senape mai mangiata..

domenica 29 luglio 2012

APERITIVO AL PIAZZALE


Libera uscita, le mie due cugine vogliono portarmi con loro per un aperitivo. Occorre precisare che le due cugine in questione, sorelle,  sono per l’esattezza due biondine spaziali, un metro e ottanta, bocche da rocky horror e pure giovani. Della serie prendetevi tutto voi vacca d’una miseria..
L’appuntamento è a casa loro, ci si veste, ci si trucca  e poi si va.
I miei vestiti a detta loro non vanno bene,
“Sabri ti vesti da vecchia, con quella tonaca con cilicio pari Santa Chiara”
si comincia bene penso io..
“tieni mettiti questa roba, a noi non sta più, del resto sei tu che vesti taglie da Barbie”
mi sento una bomboniera, così agghindata, tra fiocchi, gale e pezzi di schiena scoperti.
“Noo così mi fa freddo!” grido stizzita la prima scusa che mi viene in mente.
“Sabri stai zitta che sono 40 gradi”
“ma al Piazzale tira vento, lo sanno tutti, e se poi prendo una frescata?”
vincono loro e me ne esco così un po’ impacciata, facendo finta di sentirmi una super “tapas”, mentre loro sono davvero topas.
In macchina le loro raccomandazioni (e meno male che la cugina più grande sono io), tra cui:
“e poi non chiedere un nocino come se fossi la mi’nonna, che quelli mica ce l’hanno.. e noi si fa finta di non conoscerti”
(..)
seguo le loro raccomandazioni e mi astengo dall’ordinare una china calda (ahahah),
“vorrei un bicchiere di vino bianco”  chiedo
“quale?” Risponde il tipo abbronzato dietro al bancone
(..mica sono indovina, se non mi dici cosa c’è..mumble mumble)
“ehm, cosa c’è in fresco?” (mi tocca pure farla una domanda così idiota)
“Pinot bianco, Pinot grigio, Gewurztraminer, uno Chardonnay e il Prosecco”.
A ora mi è tutto chiaro.. meno male che ho domandato..Per caso li produce qualcuno che ha un nome? O anche solo la zona di origine? Così tanto per escludere magari il Sudafrica o la California.
Va da se che non ho chiesto nulla di cui sopra, per paura di essere abbandonata dalle blondies e poi se un barista mi risponde così è inutile che insista nel chiedergli altro.
Opto per il Prosecco, per lo meno ho la certezza che abbia le bollicine e che venga dal Nord Est dell’Italia..
Sarà che adoro le mie cugine al vetriolo, sarà che Firenze vista da quassù al calar del sole è di una bellezza struggente, che tutto mi pare perfetto, pure sto prosecco con l’insalata di riso coi sottaceti.


giovedì 26 luglio 2012

QUEL CHE RICORDO DEL MIO COMPLEANNO N. 37




Ricordo di aver cucinato tanto, ma proprio tanto. Per me ristoratore cucinare per gli amici è il massimo del godimento, e infatti così è stato.
Ricordo 12 bottiglie e 15 commensali e la Chiara che scusandosi, quasi provando vergogna, chiedeva dell’acqua gassata.
Ricordo due lambruschi molto buoni portati dall’amico Ivan, l’Esperto di bolle. Radice di Cantina Paltrinieri e un Lambrusco di Modena spumante rosé di Cantina della Volta, ovvero Bellei e ho detto tutto.
A detta sua il primo, un Sorbara davvero bello alla vista e senza mezze misure per il palato data la sua spiccata freschezza, poteva risultare “acido pure troppo”
“Levagli pure l’acidità a un lambrusco” ha commenta repentino Mauro, con la sua voce baritonale.
Qualcuno chiede al nostro Esperto quale può essere il senso di vinificare un lambrusco (come nei due casi in questione) col metodo classico.
“a mio avviso ha senso tutto ciò che alla fìne è buono da bere. Anche fosse un syrah metodo charmat..”
Adoro quest’uomo.. è troppo Esperto..
Poi ricordo la conversazione su un uomo che, secondo qualcuna delle amiche, presenta solo due dimensioni, la terza gli manca. Ho dimenticato il soggetto, tanto che me lo ricordo a fare, ma la storia delle due dimensioni mi intriga. Io dico che se c’è la larghezza e c’è soprattutto lunghezza, chi se ne frega della profondità.. che è una dimensione che noi femminucce vorremmo pari alla fossa delle Marianne ma che nei maschietti arriva poco meno a quella del mar Adriatico.
Poi ricordo Ivan che parlava di un cioccolatino con l’abbacchio, ma lo so, era solo per valutare il mio grado di ebbrezza..
Poi c’è stata la mia vicina di casa, nonché amica di vecchia data che vedendo le luci accese al ristorante nel giorno di chiusura e avendo sentito rumore di pentole dalla mattina mi invia seguente messaggio:
“S’invecchia.. lo dimostra il fatto che ora festeggi il tuo compleanno al lavoro..”
Poi ricordo gli auguri di mia cugina che insieme mi suggerisce di cambiare meta per le prossime ferie, che quello è un posto in cui ci vanno soprattutto i giovani..


martedì 24 luglio 2012

GELATO PER CANI

Guido per la Highway 67, come la chiamo io e mi immagino di stare su un fuoristrada, capelli al vento, direzione  Presidio confine col Messico.
Invece no. Sono sulla statale 67, la via Aretina, con la mia macchinina nera, direzione Pontassieve. E per di più attacco a lavorare tra poco. Transito in località Girone, che non suona così suggestivo come dire che ho appena attraversato il Rio Grande, ma questo è quanto. Dunque dicevo che transito per il Girone a velocità leggermente sostenuta, quando scorgo sul lato della strada questo cartello.

Freno, metto le 4 frecce e azzardo una improbabile retromarcia. Subito l’auto che sopraggiunge da dietro attacca un concerto per solo clacson in fa..ncul minore. D’istinto vorrei mostrare al musicista il mio bel dito medio con smalto rosso, ma riesco a trattenermi. Potrebbe trattarsi di un cliente del ristorante, e se mi riconosce mentre esibisco il mio alto senso civico? Non solo lo perdo ma potrebbe farmi pure cattiva pubblicità. Abbozzo un sorrisetto e gli urlo: “hai ragione scusa, c’è il gelato per cani là!” Lui mi manda a quel paese e tira dritto.
Entro nella gelateria e chiedo al commesso: “vorrei un gelato per cani”. Due signore si voltano a guardarmi poco convinte (ecchè non l’avete letto il cartello?) e mi fanno innervosire ancora di più del solista di clacson.
“Si signora, può prenderlo nella vetrina dietro di lei” risponde il commesso gentilmente; “ne sono rimasti pochi, questo fine settimana tutti a comprare il gelato per il cane o il gatto”.
Tiè alle due tizie e speriamo che la cioccolata dal cono gli grondi sul vestito..
Questo è il sorbetto in questione, nome altamente evocativo: Bau-Miao.

Fatto con sola frutta e fruttosio e qualche altro ingrediente che c’è pure nel mangime secco. Niente zucchero, né panna o latte, niente grassi.
È confezionato in monoporzioni ed è ubicato nella vetrina gelati insieme ad altri dolcetti tipo biscotti gelato, coppette, tortine allo yogurt e quant’altro.
Al mio cane è piaciuto, perciò avrei pensato di ordinarne un po’ da tenere al ristorante nel freezer dei gelati, (visto che nella gelateria lo tenevano insieme agli altri preparati per uomo, non dovrebbero esserci problemi dal pv igienico). Potrebbe essere una piacevole sorpresa per tutti quei clienti che vengono a mangiare col cane appresso.
E pure una gradita sorpresa per i nostri amici a 4 zampe.
Il dubbio si insinua:  se fossi cane, e data la mia stazza, potrei al massimo essere un beagle o giù di lì, e fossi condotto fin su a Doccia, in un ristorante che odora di bistecca in ogni angolo, e mi venisse propinato un sorbetto alla frutta mi sentirei quanto meno preso per i fondelli.

domenica 22 luglio 2012

DIALOGO DELLA NATURA DI UN AISLANDESE

Liberamente ispirato al dialogo tra alcuni amici, frequentatori AIS.
I protagonisti stanno tentando di organizzare una cena sull’ebbro colle di Doccia, ovvero qui da me al ristorante. I convocati devono portare una bottiglia a cranio e si mettono d’accordo via messaggini su FB.
Vi presento alcuni dei partecipanti:
Miss BB: non ha bisogno di presentazioni, tutti sono a conoscenza del suo debole per le magnum
Mister P: è pratese e fa il prezioso; quando non c’è ci manca.
Signor I e consorte, Signora C: sono gli ospiti ideali. Entusiasti e goderecci.

Signor I: ho un lambruschino rosé spento che conservo dall’anno scorso..anche Miss BB lo tiene in serbo
Miss BB: si portalo su che per lucidare i coltelli della chef andrà benissimo
Signor I: porta su anche la tua bottiglia così si fa la magnum
Miss BB: io sono stata più brava di te, l’ho già sbolognato
(e questi sono i miei amici intenditori..)
Miss BB: ehi ma Mr P che fine ha fatto? Avrà incontrato una biondina?
Signor I: è più facile che perda la testa per una Bollicina..
 (..)
Signor I: allora tutto confermato ora e giorno. Si sale con una bottiglia ciascuno, nessuna richiesta specifica, purché bottiglia non proveniente da lotterie J
Miss BB: ragazzi io arriverò un po’ più tardi e sarò stanca morta, sarò reduce da una verticale di 13 vini più vin santo
Signor I: se credevi di farci pena non ci sei riuscita
Mister P: dipende da che vino era.. sennò ci può fare parecchia pena. Comunque non posso essere presente alla cena
(tanto per cambiare. Noi sospettiamo che in realtà sia astemio)
Signora C: senti Mr P! se ti si sta sul culo dillo!
(La signora reca sempre grandi champagne oltre a grandi battute come sopra)
Miss BB: Mr P deve essere allergico a salire alla Doccia..forse perché pensa all’acqua..
Mister P: basta collegare la caldaia a una damigiana e il problema è risolto
Signor I: Uffa P io avevo pensato ad un vinellino fresco e leggero proprio per te..
Mister P: cos’è? Un pedro Ximenez demi-sec occhio di pernice solerizzato tenuto 400 anni in caratelli di bitume?
Signor I: noo, sarebbe troppo debole di corpo
Mister P: e un vino debole di corpo..fa cahare (umorismo ais)

La cena avrà luogo il prossimo martedì. Vi terrò aggiornati. State sintonizzati.

giovedì 19 luglio 2012

SERENDEPICO SI SERENDEPICO NO


È lunedì e sarebbe pure il mio giorno di riposo, invece sono al ristorante da stamani a sistemare il piccolo dehors che spero di riuscire ad aprire prima della fine dell’estate. Metà pomeriggio, vado avanti a succo di pompelmo e qualche improperio contro il barattolo di impregnante per legno che non si vuole aprire e mi sta mandando all’aria la manicure. Poi la voglia impellente, quasi di femmina gestante, di andare al ristorante o più precisamente di andare a provare la cucina di Damiano Donati. Signore fa che non sia chiuso il lunedì..

Serendepico si:
- si all’apertura anche di lunedì. Vivaddio. Il ristorante in estate è aperto tutte le sere.
- si alla vista sulla campagna lucchese: di notte le luci sono tutte brillanti, sia che siano quelle di una casa, di un fiume o di un capannone industriale di Capannori.
- si alla carta dei vini: ben fatta con etichette interessanti a prezzi quanto mai ragionevoli. Per esempio il Mario Schiopetto Bianco epoca 2000, a dir poco grandioso, stava lì a 30 eurini, per cui visto e preso, ma soprattutto seccato prima dell’arrivo della carne. Almeno ho avuto il tempo di smaltirne un po’ prima di rimettermi alla guida per Firenze. Ebbene si, il maschietto che m’accompagnava è caduto in catalessi ancor prima di varcare il casello autostradale di Capannori. Il prossimo “tre stelle maschio incluso” avrà da essere con uomo a prova di vini bianchi maturi. Sennò vai per una pizza e una birra alla spina..
- si ai tagliolini di farina Senatore Cappelli, olio, nigella e latte affumicato: ingresso delicato ma lungo finale che spazia da ricordi di funghi fino alla mandorla, senza presentare alcuno di questi ingredienti. Le foto che ho scattato al piatto in oggetto sono talmente raccapriccianti che il filtro di blogger le blocca come spam.
- si al predessert: un goloso cioccolatino bianco all’essenza di pino mugo. La prossima volta rinuncio al dessert in cambio di un vassoietto di questi dolci e aromatici bonbon

Serendepico no:
- al cameriere giovane, forse appena assunto, o magari chiamato a sostituire qualcun altro, che non aveva la più pallida idea di ciò che veniva servito nei piatti e che la sottoscritta (la rompicoglioni di turno) ad ogni portata chiedeva
- no alle zanzare nonostante lo zampirone sotto il tavolo. Questo ha poco a che vedere con la qualità della cucina certo, però con un servizio abbastanza rilassato, quasi un po’ lento, le zanzare hanno banchettato quasi quanto noi che stavamo al ristorante..
- no alla melanzana, miso d’orzo, origano e uova di coregone: tutto l’equilibrio sorretto dalla sapidità e acidità del miso, per cui tutto ok se ogni boccone comprendeva i 4 ingredienti. Se per caso perdevi il miso buonanotte ad  una melanzana povera di sapore e ahimè piena di odiosi semini.
  
I SI battono i NO. e le mie foto al solito non sono pubblicabili.